Vai al contenuto
Prepararsi
Menu
Tutti gli articoli
AB4 Abitazione

Quando in casa si spegne tutto per giorni: cosa serve davvero

Acqua, bagno, cucina, luce: quando manca la corrente per giorni, contano queste quattro cose. Come capire quanto deve durare la tua autonomia, cosa si spegne in casa tua, e dove ti puoi fermare.

Un condominio di sera: alcune finestre accese, altre già buie, alberi spogli davanti.
Foto: Patrick von der Wehd / Unsplash

Questa è l’ultima delle quattro situazioni della casa, e la pubblico per prima: è l’unica in cui non devo immaginare niente.

Dall’autunno 2017 all’estate 2020 ho vissuto con mia moglie in un villaggio rurale dell’Isaan, nel nord-est della Thailandia. Il terreno era una risaia senza nemmeno una strada per arrivarci, e non era allacciato né alla rete elettrica né al gas. All’inizio dormivamo in tenda. Poi abbiamo costruito i ripari, scavato due laghetti, fatto gli orti, piantato alberi da frutto, e un po’ alla volta quel posto ha ospitato decine di persone.

Quello che in questa scheda è un’ipotesi, cioè restare senza servizi per un periodo, per me è stata la vita di tutti i giorni per quasi tre anni. Ha un limite preciso, e lo dico subito: era una condizione scelta, in un clima caldo, con mesi di tempo per organizzarsi. Tu la subiresti all’improvviso, magari a gennaio, in un condominio. Quello che si trasferisce è il sapere quali cose contano davvero quando la rete non te le porta. Quello che avevamo costruito non si trasferisce.

Una nota sul metodo, prima di cominciare. Questa scheda riguarda una minaccia sola: la casa che resta senza servizi. Il furto è un’altra minaccia, con una sua scala che parte dalla prevenzione, e la trovi nella scheda sui furti in casa.

Di cosa parliamo, esattamente

La minaccia è un’interruzione prolungata dei servizi in una zona circoscritta: un blackout esteso, un’alluvione, un terremoto, una nevicata che abbatte le linee. Con la corrente, spesso, se ne vanno anche l’acqua, il riscaldamento e il telefono.

L’ipotesi di questo livello è precisa: per un periodo definito non arriva nessuno, ma il resto del paese funziona. Si spegne un pezzo di mondo per qualche giorno, e il resto va avanti.

In Isaan era esattamente così. Il nostro terreno non aveva servizi, ma nel villaggio c’era la casa di mia suocera, allacciata alla rete. Per il primo anno e mezzo il telefono l’abbiamo ricaricato solo lì. Ci torno più avanti.

L’obiettivo della risposta è uno solo: reggere in casa per la durata ragionevole nella tua zona. Non di più.

La prima cosa da fare non si compra: quanto deve durare

Prima di pensare a cosa tenere in casa serve un numero: per quante ore o giorni devi essere autonomo. Quel numero non si inventa. Si ricava da quello che è successo davvero.

  • 28 settembre 2003, Italia. Il blackout più grande della nostra storia parte alle 3:30 di notte. La corrente torna alle 9 al Nord, nel pomeriggio al Centro, la sera al Sud, alle 22 in Sicilia.
  • 28 aprile 2025, Spagna e Portogallo. Due paesi interi al buio per circa dieci ore nella maggior parte delle zone. La mattina dopo la rete era ripristinata quasi del tutto.
  • Gennaio 2017, Abruzzo. Neve e ghiaccio sui cavi dell’alta tensione: oltre 300.000 persone senza corrente, e migliaia di famiglie restano al buio per tre o quattro giorni.

Messi in fila, questi casi dicono una cosa: i blackout estesi durano ore, quelli lunghi sono locali. Quando si superano le ventiquattro ore c’è quasi sempre un evento del territorio: neve, alluvione, terremoto.

Nel marzo 2025 la strategia europea sulla preparazione alle crisi ha fissato un obiettivo: una popolazione capace di reggersi da sola per almeno 72 ore. È un buon punto di partenza, ma è una soglia minima pensata per tutta Europa, non il tuo numero.

Il tuo numero lo trovi guardando dove vivi. Cerca cosa è successo nel tuo comune negli ultimi vent’anni, nella cronaca locale e nel piano di protezione civile comunale, che di solito è pubblicato sul sito del comune. Chi abita in città, dove i guasti si riparano in ore, ha già margine con tre giorni. Chi abita in una valle che la neve isola ogni tanto, probabilmente no.

L’ho visto succedere al contrario nel 2020, all’inizio del Covid. Nel villaggio le notizie che arrivavano dall’Europa erano allarmi molto più gravi di quello che si poteva vivere lì, tra poche persone e grandi spazi. Non erano notizie false: erano tarate su un altro posto. Il rischio si pesa su dove vivi, non sul telegiornale.

Questo numero è anche il punto in cui ti fermi. Ci torno alla fine.

La seconda: scopri cosa si spegne in casa tua

Quando vivi senza rete per anni, capisci in fretta che le cose che contano sono poche: acqua, bagno, cucina, luce. Poi c’è il telefono. Tutto il resto aspetta.

In una casa moderna ognuna di queste dipende dalla corrente, spesso in modi che non vedi:

  • L’acqua: nei condomini con l’autoclave, senza corrente ai piani alti non arriva. Nelle case con pozzo si ferma la pompa.
  • Il bagno: se non arriva l’acqua, lo scarico non si riempie.
  • La cucina: il piano a induzione è spento. Con il gas, controlla se il tuo piano si accende senza corrente.
  • Il riscaldamento: quasi tutte le caldaie a gas hanno bisogno della corrente per pompa e accensione. Il gas c’è, il caldo no.
  • Il resto: cancello, porta del garage, serratura elettrica, frigorifero, congelatore.

Il modo più rapido per scoprirlo è una prova che trovi più avanti. Prima, però, una cosa che ho imparato dalle persone che ospitavamo.

Il disagio passa, il bisogno no

In Isaan venivano volontari a darci una mano, viaggiatori di passaggio. Con loro facevamo spesso lo stesso esercizio: ognuno scriveva le priorità per vivere lì. All’inizio quasi tutti mettevano le stesse tre cose: corrente, acqua corrente, bagni.

Rifacevamo la lista dopo qualche giorno, e le priorità erano cambiate completamente. Abituati a stare in campagna senza corrente, non si sentiva più il bisogno di avere il telefono sempre carico in mano. La doccia era una giara d’acqua e un catino di plastica per tirarsela addosso, e i primi giorni metteva un po’ d’imbarazzo. Dopo qualche giorno era uguale. In cima alla lista salivano altre cose: il recinto per gli animali, i canali per l’irrigazione, gli alberi da frutto che crescendo avrebbero fatto ombra.

Il bisogno era lavarsi, non il soffione. È la stessa distinzione su cui si regge questa scheda: la comodità che ti manca nei primi giorni non è il pericolo. Il disagio passa. La mancanza d’acqua da bere, di un bagno utilizzabile o di una terapia no. Quando prepari la casa, prepara i bisogni.

Acqua: due scorte, non una

All’inizio l’acqua da bere la prendevamo dal terreno e la facevamo passare in un depuratore a cannuccia: riempivamo un sacchetto, la filtravamo, e così riempivamo bottiglioni da cinque o dieci litri. Uno dei primi lavori è stato far perforare il terreno per una pompa a mano che pescava dalla falda: con quella riempivamo i secchi e li portavamo a piedi alle piante. Quando ci siamo organizzati meglio abbiamo cominciato a ordinare acqua depurata da bere. Per tutto il resto raccoglievamo la pioggia: le grondaie dei ripari che avevamo costruito scaricavano dentro grandi giare.

Pompa a mano verde su un pozzo, accanto a una vasca in muratura, in un terreno di campagna

Il pozzo del terreno in Isaan: la pompa a mano che pescava dalla falda e la vasca in muratura. Accanto, grigia, la pompa meccanica arrivata più tardi, che si faceva girare con la cinghia del mezzo agricolo.

Da noi l’acqua da bere e quella per tutto il resto avevano due provenienze diverse. Quella da bere è poca e deve essere sicura. Quella per lavarsi e per il bagno è molta di più e non serve che sia potabile.

In casa vale lo stesso, e il requisito si divide in due:

  • Acqua da bere: l’agenzia americana per le emergenze indica circa quattro litri per persona al giorno, per bere e per l’igiene minima. Ne servono di più per bambini, donne che allattano e persone malate, e con il caldo il bisogno può raddoppiare. Per una famiglia di quattro persone e tre giorni sono circa 48 litri.
  • Acqua per il resto: una scorta separata, non necessariamente potabile. Se quando va via la corrente l’acqua arriva ancora, riempire la vasca e qualche secchio non costa niente.

Cosa puoi fare senza spendere: sapere se il tuo palazzo ha un’autoclave, e a che piano smette di arrivare l’acqua quando si ferma.

Il bagno: la cosa che avevo dimenticato anch’io

Nella prima versione di questa scheda il bagno non c’era. L’ho aggiunto mentre scrivevo questo articolo. Anche chi ci è passato dimentica le cose ovvie: per questo il metodo va scritto, non tenuto a mente.

In Isaan avevamo una compost toilet. Era molto semplice: un buco nel terreno coperto da assi. Perché funzioni c’è una regola sola: dopo ogni uso, ricoprire con materiale organico secco. Ed è pensata per le feci: le urine è meglio tenerle fuori.

In un appartamento ci sono due casi.

  • Manca l’acqua ma lo scarico funziona. Il WC si usa versando nel vaso un secchio d’acqua in un colpo solo: servono alcuni litri. È qui che la seconda scorta, quella non potabile, fa la differenza.
  • Lo scarico è fuori uso, come può succedere con un’alluvione o un terremoto. Il WC non si usa, e vale lo stesso principio della compost toilet: un contenitore chiudibile, un sacchetto, materiale secco per coprire, urine separate.

Il requisito, quindi: servizi igienici utilizzabili senza acqua corrente, anche con lo scarico fuori uso. Devono contenere, coprire gli odori, chiudersi ed essere smaltibili. Il resto è scelta tua.

Cucinare con un fuoco solo

Non avevamo gas né corrente, quindi per cucinare accendevamo il fuoco, con legna o con carbone. Il carbone lo producevamo noi. Quando ci si fa l’abitudine, diventa normale. La vera differenza è un’altra: hai un fuoco solo, e cucini una pentola alla volta.

Da qui il primo requisito, che non costa niente: i pasti per la tua durata di riferimento vanno pensati su una pentola sola, con alimenti che non hanno bisogno del frigorifero né di una cottura complicata.

Il secondo requisito è il punto in cui copiare quello che facevo io sarebbe pericoloso. Noi cucinavamo all’aperto. Fornelli da campeggio, barbecue a carbonella e generatori producono monossido di carbonio: si usano solo all’aperto e lontano da porte e finestre, mai in casa, mai in garage. E il forno a gas non si usa per scaldare casa.

Detto come requisito: una fonte di calore indipendente dalla rete, usabile in sicurezza nel posto in cui la userai davvero. Se quel posto non ce l’hai, lo soddisfi senza comprare niente: si mangia quello che non va cotto. Va bene così. Con un’eccezione: se in casa c’è un bambino sotto i 3 anni, come nutrirlo senza cucina si decide prima con il pediatra.

Luce: meno di quanto pensi

Serve meno luce di quanto si pensi. Senza corrente ci si adatta ai ritmi della natura: sveglio quando c’è luce, a dormire quando fa buio. La sera usavamo le lampade frontali, e il fuoco.

La lampada frontale dice già il requisito: la luce deve lasciarti le mani libere. Al buio le mani ti servono, per portare un secchio, cucinare, tenere per mano un bambino.

Il requisito: illuminazione che lasci le mani libere, alimentata da pile di formato comune, quelle che trovi in qualunque supermercato. Le candele in casa sono un rischio d’incendio in più proprio nei giorni in cui i soccorsi arrivano in ritardo.

Telefono e notizie: il punto che funziona

Prima di partire, a giugno 2017, avevo scritto un piano con una voce precisa per la corrente: un pannello solare da 100 watt, un regolatore, un inverter e una batteria. Sulla carta il telefono era risolto. In pratica quel kit non l’abbiamo mai montato, e per il primo anno e mezzo il telefono l’abbiamo ricaricato solo a casa di mia suocera, nel villaggio. Più avanti abbiamo sostituito la pompa a mano con una elettrica, alimentata da un generatore a benzina. Mentre il generatore girava per l’acqua, ricaricavamo i telefoni. Avevamo comprato anche dei piccoli caricatori a pannello solare, ma rendevano poco. I pannelli solari veri sono arrivati dopo il nostro rientro in Italia.

Da quella esperienza escono due cose.

  • Individua il punto più vicino in cui i servizi funzionano: un parente fuori zona, un familiare in un altro quartiere, un punto di raccolta del comune. E sappi come arrivarci. È il “resto del paese che funziona” dell’ipotesi, tradotto nel tuo caso.
  • Qualunque fonte di energia accendi, usala per ricaricare tutto quello che puoi, subito.

Poi c’è quello che chiede il metodo: ricevere informazioni anche senza la rete dati, cioè una radio che non dipenda dalla presa di corrente.

Il freddo: qui la mia esperienza non vale

In Isaan fa caldo. Non ho mai dovuto scaldare una stanza senza corrente, e non fingerò il contrario.

Il requisito resta, e viene dal metodo, non dalla mia esperienza: riscaldare o isolare un solo locale, non tutta la casa. Chi vive in una zona dove la neve ha già isolato qualcuno, come l’Abruzzo del 2017, deve dare a questo punto più peso degli altri.

La salute: il kit copre la ferita, non la malattia

In Isaan avevo sempre con me un piccolo kit di primo soccorso: disinfettante, cerotti, garze, e le medicine che mi servono, perché ho l’asma allergica. Per una storta o un taglio con gli attrezzi bastava quello.

La paura vera, nella primavera del 2020, era un’altra. Il Covid colpiva i polmoni, e andare in ospedale in quel periodo non era sicuro. Una ferita la gestisci da solo. Stare male quando il soccorso non è raggiungibile, o non è sicuro, no.

Per questo il requisito non è “un kit più grande”. È: le terapie abituali e quelle d’emergenza di ogni persona della casa, per tutta la durata di riferimento. Quali siano lo decide il medico, non questa scheda.

Lo stesso vale per i bambini sotto i 3 anni: come nutrirli e come tenerli al caldo senza corrente non si risolve con le regole di questa scheda, si decide con il pediatra. E se sei spesso l’unico adulto in casa, serve una persona d’appoggio con nome e numero scritti: se ti fermi tu, qualcuno deve occuparsi di chi dipende da te.

Se in casa ci sono bambini, anziani, persone non autonome o animali, ogni quantità si moltiplica per loro e alcune esigenze cambiano. Due domande da farsi subito: c’è qualcuno che fa una terapia da conservare al fresco? C’è qualcuno che dipende da un apparecchio elettrico per la salute? Se la risposta è sì, è il primo requisito da discutere con il medico, prima di tutto il resto di questa scheda.

Il vicinato: la scorta più grande che hai

Nel villaggio tutti sapevano tutto. Non nel senso di spiarsi: si sapeva se era arrivato qualcuno mai visto, se qualcuno si era avvicinato al tuo terreno, se qualcuno ti aveva preso qualcosa. E ci si aiutava. Il riso si piantava e si raccoglieva a turno: oggi tutti nel campo del vicino, domani tutti nel tuo, e chi ospitava preparava da mangiare per tutti. E si barattava: un cesto di uova in cambio degli ortaggi di chi ne aveva.

In un condominio italiano spesso non si conosce il nome di chi abita al piano di sotto. Eppure in una situazione come questa il primo aiuto non arriva da fuori: arriva dalla porta accanto, perché è l’unico che c’è.

L’azione che ne viene non costa niente: sapere chi, nel tuo palazzo o nella tua via, vive solo o non è autonomo, e chi ha cosa. Se il vicinato funziona, nessuna casa deve avere tutto.

Come verifichi che funziona: ventiquattro ore con il generale abbassato

Scegli un giorno di fine settimana e abbassa l’interruttore generale per ventiquattro ore. Annota ogni volta che vai a prendere qualcosa che non funziona.

Quasi sempre salta fuori almeno una dipendenza che non avevi previsto. È il motivo per cui la prova si fa. Il kit solare del mio piano del 2017 risolveva il telefono sulla carta e non è mai esistito: la prova serve proprio a separare la carta da quello che c’è.

Due cautele. Un congelatore pieno, se resta chiuso, tiene la temperatura per circa due giorni: non aprirlo e non perdi niente. E se in casa c’è chi usa apparecchi elettrici per la salute, quelli non si staccano: la prova si fa senza di loro.

Dove ti fermi

Ti fermi alla tua durata di riferimento. È il criterio di arresto di questa scheda, ed è il motivo per cui la prima cosa da fare era trovarla.

Nella primavera del 2020, quando in Italia è iniziato il lockdown, ho fatto una prova. Sono rimasto quasi un mese da solo sul terreno, senza uscire, vivendo di quello che producevamo: le uova delle nostre galline, il pesce dei laghetti, la frutta e la verdura dei campi. Si chiama autosufficienza, ed è un progetto di vita: noi ci lavoravamo da più di due anni.

Quello che chiede questa scheda è un’altra cosa: autonomia, cioè reggere con una scorta per un tempo definito. Avendo provato la prima, ti posso dire con tranquillità che alla tua casa basta la seconda. E in quel mese, più di qualunque oggetto, mi è mancata la compagnia.

Se vivi in città e i blackout della tua zona sono durati ore, tre giorni di autonomia sono già abbondanti. Fermati lì. Non ti serve un generatore, non ti serve una scorta per un mese.

Se ti accorgi che stai preparando la casa per settimane senza aiuti, non stai più preparando un evento degradato: stai preparando il collasso generale. Quello, su questo sito, non c’è: non ha un’ipotesi che si possa verificare, e nessuna dotazione basterebbe mai.

E questa scheda riguarda la tua casa quando mancano corrente, acqua o gas per qualche giorno e tu resti dentro. Non riguarda lasciare casa in fretta per un terremoto, un’alluvione o un incendio, le attività all’aperto come caccia, montagna, mare o bushcraft, i viaggi all’estero, né la custodia e il trasporto delle armi, che seguono norme specifiche. Su questi temi questa scheda si ferma qui. Non copre ancora il caldo d’estate senza corrente: per anziani, malati e bambini piccoli valgono le indicazioni del Ministero della Salute sulle ondate di calore.

E non serve fare tutto subito. In Isaan l’errore più grande che abbiamo fatto è stato proprio questo: volere tutto e subito. Qui vale lo stesso. Si sale un livello alla volta.

La scheda, in breve

  • Minaccia: interruzione prolungata dei servizi con isolamento della zona (blackout esteso, alluvione, terremoto, nevicata).
  • Ipotesi: nessun aiuto esterno per un periodo definito, in una zona circoscritta, con il resto del paese che funziona.
  • Obiettivo: reggere in casa per la durata ragionevole nella tua zona.
  • Cosa fare senza spendere:
    • ricavare la durata di riferimento da eventi reali del tuo territorio;
    • scoprire cosa si spegne in casa tua;
    • separare gli usi dell’acqua;
    • individuare il punto più vicino in cui i servizi funzionano;
    • sapere chi, vicino a te, vive solo o non è autonomo, e chi ha cosa;
    • concordare come contattare i familiari fuori zona;
    • tenere carichi i cellulari e farli durare per i giorni scelti, con i numeri che contano anche su carta;
    • se sei spesso l’unico adulto in casa, una persona d’appoggio con nome e numero scritti;
    • se qualcuno non fa le scale e per uscire serve l’ascensore, un piano deciso prima;
    • con un bambino sotto i 3 anni, decidere con il pediatra come nutrirlo e tenerlo al caldo.
  • Requisiti:
    • acqua da bere per persona e per giorno;
    • una scorta separata per il resto;
    • servizi igienici utilizzabili senza acqua corrente;
    • le terapie abituali e d’emergenza di ogni persona, per tutta la durata;
    • cibo che non ha bisogno del frigorifero, compatibile con diete e allergie di chi vive in casa;
    • una sola fonte di calore usabile in sicurezza, oppure cibi che non vanno cotti;
    • nessuna fiamma di ripiego al chiuso, e un rilevatore di monossido che funziona a batteria;
    • luce che lasci le mani libere, con pile di formato comune;
    • radio indipendente dalla rete dati;
    • un solo locale da scaldare o isolare.
  • Verifica: ventiquattro ore con l’interruttore generale abbassato.
  • Dove fermarsi: alla durata di riferimento. Oltre, l’ipotesi non si verifica più.

Il metodo parte sempre dal primo livello di una scala. Per il furto, che è un’altra minaccia, è la prevenzione: la trovi nella scheda sui furti in casa.


Fonti

Condividi l'articolo